«In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.

Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.

Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare,
effettuare scoperte
».

Boris Pasternak

giovedì 1 novembre 2012

Grazie Faber.

"Recitativo (Corale) "
 

" Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati.

Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.

Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce."


sabato 27 ottobre 2012

"Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all'alba in cerca di una pera di furia...


... hipsters testadangelo bramare l'antico spaccio paradisiaco che connette alla dinamo mostellare nel meccanismo della notte,
che povertà e stracci e occhiaie fonde e strafatti stavan lì a fumare nel sovrannaturale buio di case con acqua fredda librati sui tetti di città contemplando jazz "


" ... che parlavan di continuo settanta ore da parco a casetta a bar a manicomio Bellevue a museo Brooklyn Bridge,
un battaglione perso di conversatori platonici che si buttavan giù da scalini giù da scale antincendio da davanzali dell'Empire State piombando sulla luna"


"... che s'accendevano sigarette nel 
 clangor clangor clangor di carri    merci tra neve verso fattorie isolate
 in notte da nonno,
che studiavan Plotino Poe San Giovanni della Croce telepatia e kabbalah bop poichè il cosmo istintivamente in Kansas vibrava ai loro piedi, che nel loro andar soli per strade dell'Idaho cercavan angeli indiani visionari che fossero angeli indiani visionari "
 
                   " ... Il mondo è santo! L'anima è santa! La pelle è santa! Il naso è santo!
                                     La lingua e cazzo e mano e buco del culo santi!
                                  Ogni cosa è santa! ognuno è santo! ogni dove è santo!
                                     ogni giorno è in eternità! Ogni uomo è un angelo!
 Il barbone è santo come il serafino! il pazzo è santo come tu mia anima sei santa!
                                   La macchina da scrivere è santa una poesia è santa
                                    la voce è santa chi ascolta è santo l'estasi è santa! "

                                                                                                                © "Urlo" di R. Epstein e J. Friedman
                                                                                              words by "Howl"- Allen Ginsberg, 1955
                                                                                                         Leggerlo oggi è una benedizione.
                                          

lunedì 15 ottobre 2012

"Elogio dei sogni"

                                                                                                                                                                     ©"Into the wild"      

«In sogno
dipingo come Vermeer.

Parlo correntemente il greco
e non soltanto con i vivi.

Guido l'automobile,
che mi obbedisce.

Ho talento,
scrivo grandi poemi.

Odo voci
non peggio di autorevoli santi.

Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.

Volo come si deve,
ossia da sola.

Cadendo da un tetto
so cadere dolcemente sul verde.

Non ho difficoltà
a respirare sott'acqua.

Non mi lamento:
sono riuscita a trovare l'Atlantide.

Mi rallegro di sapermi sempre svegliare
prima di morire.

Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.

Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.

Qualche anno fa
ho visto due soli.

E l'altro ieri un pinguino.
Con la massima chiarezza.»

                                                            W. Szymborska

martedì 2 ottobre 2012

Ci sarà mai?



©"Buon compleanno Mr. Grapè"
«Ci sarà mai un domani in cui anche noi ci siederemo nella posizione del loto e i nostri pensieri si faranno lievi come zucchero filato?  
Ci sarà mai un domani in cui finalmente ci libereremo da questo terrore del ridicolo che ci rende mediocri? 
Ci chiameremo per ricordarci a vicenda di annaffiare i fragili fiori della spensieratezza? 
Avremo rose nel nostro giardino? Avremo un giardino? 
Riusciremo a vincere le ragioni del nostro discontento? 
Ci sarà del tempo per un chinotto ghiacciato la sera?»

Emidio Clementi

 

sabato 1 settembre 2012

Noi cerchiamo la Bellezza ovunque.


« Tu sei la gioia e smaglio attratto e cereo »

« Sogna di ricordi che per lei sono impossibili
dando loro vita con soffi di pietosa carità »



« L'esangue Deborah commuove gli angeli
e il cielo è fuoco splendido d'amore »


                  « Specchiandomi nella mia finitudine,sporgendomi su quella viva fissità che ad ogni 
                      respiro moriva un pò in concentriche delucidazioni e fuggevoli illuminazioni.
                          E in essa tu,ninfea di bianco fascino,che aprendoti sul lago delle vanità 
                                  ti apristi a me perduto in una sola immagine »


«Vellutata nostalgia,serica malinconia »
«  Avremo di più. Quella stella che un giorno mi donasti lassù »


«  E sono voluttuosi quei suoi pensieri che le oscurano il viso  »


   

























«  Musa ispirami, musa proteggimi, musa conducimi, musa adorami  »




« E anche se non sei qui
  adoro stringerti,
  scioglierti i capelli,
  baciarti e sorridere.
  Lievità celeste
  e azzurra complicità,
  quando io ti abbraccio vedo la vita in blu
  e questo è ciò che la tua bellezza mi dà »



« Passeremo minuti ed ore nell'ardore più complice,

  Amorevole amore illuso »


                                                                                   
                                                                                           

                                                                    … senza utilità, quella che piace a voi.

                                             Senza utilità, perché non serve a noi.

                                                                                                                     Tributo ai Marlene Kuntz.












giovedì 23 agosto 2012

La gente ha dimenticato.



Ha dimenticato il palpito più profondo che ci tiene uniti, sotto la stessa chimera.
L’uomo scrive, lavora, disegna, scolpisce, ama, compone, legge, ascolta!
L’uomo è fatto per questa sola e logica dimensione.
L’uomo deve avere delle lacrime dentro, da portare in giro come si fa con la cosa più intima che si ha.

La gente ha dimenticato.
Ha dimenticato il cielo, i suoi colori e la sua ineffabile chiamata.
Ha dimenticato gli occhi, i riflessi cristallini degni di Narciso, il luccichio bisognoso del dettaglio.
Ha dimenticato di captare.
Ha anche dimenticato, cosa più grave, di chiedere cosa voglia dire questa vita, il significato degli spazi, l’origine della geometria euclidea, l’intuizione delle note, il perfetto funzionamento delle parti orchestrali, l’ancestrale derivazione, l’assunzione del vitale ossigeno, la smaniosa ricerca dei poeti e la magia dell’architettura.
La gente ha dimenticato il ricordo del presente, la linfa dell’immensità celata dal tempo, il richiamo dell’incontro, la somma delle categorie che risulta solo e sempre Uno!
È l’Uno che ha dimenticato, la totalità della Bellezza fluttuante attraverso i segni.
La gente ha dimenticato,ma non potrà mai destarsi dall’attesa di un Bene più grande, non potrà dimenticare il pretesto. Quindi:

Ascolta il vuoto pieno d’amore, il richiamo di un senso onnipresente,
la mancanza di sazietà.
Ascolta i segni, l’incontro morboso di un destino ineluttabile.
Ascolta la banalità, la fugacità della vita, la carezzevole combinazione del tuo essere,
il desiderio più alto celato dalla sembianza.
Ascolta ciò che non si dice, il segreto obnubilato dalla forma,
il passo lento della verace pulsione,
la vita che giunge, che ti spalanca le porte della Verità,
anche quando è inverno.
La certezza che ti ha accompagnato tutta la vita, fino a qua.
Ascolta e, come diceva W. Whitman, “filtra tutto da te stesso”!



«Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica 
e c'è elettricità nell'aria. 
E questa busta era lì; danzava, con me. 
Come una bambina che mi supplicasse di giocare. 
Per quindici minuti. 
È stato il giorno in cui ho capito che c'era tutta un'intera vita,
dietro a ogni cosa. 
E un'incredibile forza benevola che voleva sapessi 
che non c'era motivo di avere paura. Mai. »
                                        ©dal film "American Beauty"(1999)

                                                                                   
 
   
                                             

giovedì 16 agosto 2012

 «Ensures soul integrity prevails»
  
“Garantisce l’integrità d’animo”, proprio come un farmaco.
E’ questa l’avvertenza data dal giovane gruppo musicale catanese, i Plootoh, all’interno del loro omonimo album.
La rock band è composta da quattro membri: Marco Cutrona(voce,basso e chitarra), Massimo Nicoletti(voce e chitarra elettrica ed acustica), Riccardo Pulvirenti(piano e metallofono) e Mario Reito(batteria), ragazzi desiderosi di aprire un varco nella nostra anima.

L’album è battezzato da “Idra”, pezzo che protesta un bisogno di certezze, un motore che provochi la nostra vita, come l’occhio disegnato da Marco Cutrona all’interno dell’album. «Decisione,distruggi in me quel mondo pieno di paure. Risvegliami quando dimentico che posso respirare» canta una voce candida e flemmatica, che emerge spasmodica grazie allo stridente accompagnamento musicale.

Segue “Notte”, una poesia che dà un senso d’eternità. E’ come non avere paura della morte, quando il tempo si ferma e viene incapsulato da una perpetua reminiscenza, come guardare la vita attraverso dei finestrini, realizzando che il tempo cambia inesorabilmente,anche quando tutto dovrebbe apparire più chiaro. Qualcosa non cambia,però: il bisogno del cuore. “Notte”trasuda la più grande esigenza dell’uomo: «Riscopro un senso che vuole gridare: guardami» e queste sono parole di una grande umanità poiché, come diceva J. W. Goethe, “l’uomo è un essere volto alla costruzione di senso”, quel senso che grida, scalpita come un’ape che non smette di ronzarti intorno.

Questa bellezza si trascina mediante l’enigmatica “Soul Integrity”, fino all’ascolto di “Caronte”, che spazia dentro luoghi incontaminati, carpendo colori e mondi inesplorati, fino ad attraversare i grovigli dell’Universo e, traghettando, inspira energia.
Cos’è questa magia che noi uomini chiamiamo “illusione”? Indossiamo veli, perché abbiamo paura di rimanere nudi, ma forse è questo che ci tiene vivi. Gli ebrei ritenevano che il 7 fosse il numero completo e l’idea che esistano “Illusioni in 7+”alletta l’animo del viaggiatore.
In fondo, qual è il numero perfetto? Materialmente l’uomo tende al due, anche se la sua meta è l’Uno ma, come recita il titolo della traccia successiva, “Sono solo numeri”.

Di certo, anche l’uomo più saggio è distorto dal dubbio, un mostro distruttore che fluttua prepotentemente nei meandri del cuore, solo con noi. «Ripenso al crimine che muore con me» canta M. Cutrona con voce pavida e smorzata in “Muore con me”, dando vita ad un contesto reale ed amaro,cantato eccezionalmente da Massimo Nicoletti in “Novadei”. Il testo,sebbene sia palesemente ermetico, esaurisce il significato profondo di un non-ritorno, armonizzando le lacrime quasi tentassero di danzare in un cielo stellato,ritrovando il senso del pianto nell’attimo di respiro successivo.

Torna il mostro che s’insinua come “un cancro nella mente” ne “La mente matematica odia il 3”, metafora dell’’inquietudine insopprimibile, un pensiero onnipresente con cui dobbiamo sempre fare i conti.
Eppure la bestia può essere “controllata”, equilibrata nelle sue parti, così da produrre un’opera d’arte.
L’intero album è un’opera d’arte, incisa dai disegni di Cutrona, ed è un motivo in più per valutarlo straordinario ed innovativo, come noi che siamo un capolavoro unico ed irripetibile.

Allora, come esprime l’ultimo pezzo dell’album “Rimani in piedi”, cercati,scalcia  e, se non ci riesci, sappi che esiste un posto colmo di suoni distorti, voci discordanti e fuori campo anzi, più che fuori campo, fuori dal tempo, come uno di quei pianeti che di tanto in tanto ti vengono a cercare nei sogni.
Questo pianeta si chiama Plootoh.